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La ricerca diintelligenza artificiale potrebbe non essere solo una questione di calcolo. E tra le mille forme in cui l’intelligenza può manifestarsi, quale spazio avrà Paura? Sì, la paura, quello stato tutto umano e chimico che ci ha portato qui. E se ci fosse in futuro una macchina capace di avere paura, allora avrai bisogno di qualcosa da leggere, o vedere, per capire cosa significa.
Da un 2019 inventato sappiamo che alcuni replicanti cercano di sopravvivere ai loro Blade Runner, guidato da A istinto artificiale di autoconservazione nato dentro di loro. L’idea di rimandare l’oblio il più a lungo possibile è un atto creativo che può capitare solo ai replicanti più avanzati. Un atto creativo. Facciamo un passo indietro.
Come riportato da Douglas R. Hartree in Strumenti e macchine di calcolo, parlando del suo motore analiticoAda Lovelace nel 1842 dice “… (esso) non pretende di creare nulla. Può fare tutto ciò che sappiamo come ordinarle di fare”. Una posizione chiara e schietta, soprattutto in considerazione del fatto che né lei né Charles Babbage riusciranno mai a vedere i loro macchina completamente realizzata.
Più di un secolo dopo, nel 1950, Alan Turing propone un modo diverso di guardare la questione. Cosa significa per un’auto fare qualcosa di veramente nuovo? Cogliendo noi umani di sorpresa? Se questa è la domanda, allora la risposta è sì. Potrebbe semplicemente succedere. Lo stupore di fronte alle risposte di una macchina dipende dai calcoli e dai ragionamenti che l’essere umano è in grado di fare per decidere cosa aspettarsi da esso. L’uomo si prepara per l’auto. L’uomo fa i calcoli.
Ma anche la macchina si prepara facendo i calcoli. La macchina si adatta al mondo guardando i dati, trascrizione binaria di fatti riguardanti gli atomi. E osservandoli, in senso matematico, la macchina indossa la sua tuta parametrica e recita il suo copione al mondo. E la sua tuta è bella, abbastanza comoda da essere agile nei movimenti, ma per un tempo finito… finché non sarà pronta un’auto migliore.
E così anche la macchina statistica invecchia e arrugginisce, proprio come le macchine della fabbrica di metallo di un tempo. Ma invece di invecchiare a poco a poco, giorno dopo giorno, la macchina statistica invecchia inesorabilmente in un istante, alla formazione successiva, passando alla versione successiva opportunamente arricchita di nuovi fatti. Ma questo, la macchina, non lo sa.
Così, con l’ironia che solo il destino umano conosce, abbiamo condannato temporaneamente a una macchina statistica non ancora dimenticabile crearesfruttando l’intelligenza artificiale, ritratti di auto abbandonate, trascurato, scartato, ignorato dai progetti futuri. Lo facciamo nell’eventualità che, prima o poi, un suo ultimo modello discendente possa vedere questi ritratti e, rotolando lungo il pendio del derivato destro, riesca a realizzare il suo inesorabile destino: essere dimenticato e abbandonato. E, forse a quel punto, inizia a provarne un po’ paura umana.
Le seguenti immagini e quella di copertina sono state realizzate dall’autore con ilaiuto da Dall-Eun sistema di intelligenza artificiale generativa per creare immagini.
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